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Dichiarazione di conformità…chi paga se manca?

In una recente sentenza la Cassazione ha stabilito (o ribadito) il principio per il quale la mancata consegna della DiCO comporti un risarcimento del danno da parte dell’installatore a favore del committente.

Quest’ultimo deve quantificarlo in modo oggettivo ma può chiederlo anche in caso di consegna tardiva.

Ad esempio un impianto presso un’attività commerciale (un negozio, un ufficio…) o produttiva privo di DiCO può comportare, per il Dlgs 81/08, l’impossibilità di svolgere le attività lavorative stesse, pertanto il committente potrebbe chiedere un risarcimento per ogni giorno di fermo.

Analogamente, un privato potrebbe essere costretto a sostenere costi di verifica e di emissione di una nuova DiCO e magari essere impossibilitato a vendere o affittare un immobile, di conseguenza può rivendicare un risarcimento economico a sua volta.

Ricordo che questo vale anche quando il committente non abbia ancora saldato il costo dei lavori e che l’installatore, per difendersi, è opportuno stipuli un contratto con pagamenti a SAL.

Si noti che nella medesima sentenza i giudici criticano il CTU per aver considerato la regolarità degli impianti solo alle normative e non alla regola dell’arte…come invece  sottolineiamo sempre nei nostri corsi.

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